Edinburgh Fringe Festival, by Marc De Tollenaere

Sguardi eccentrici, danze tribali, sensuali movenze orientaleggianti, storie di fantasmi e di personaggi d’ altri tempi escono dalla notte psicadelica della severa capitale della Scozia ed affollano la mente di chi ha avuto l’ audacia di proiettarsi in questo turbinio di voci, colori, luci e suoni.
Ci troviamo ad Edimburgo ed il Fringe Festival (festival d’ avanguardia) e’ nel suo pieno svolgimento. I solidi ed austeri palazzi di pietra, ancora memori delle sanguinose lotte che hanno segnato la loro storia, ci fanno da cornice e si ergono fieri, quasi ad ammonirci, incutendoci insieme timore e rispetto.
Le solide pietre levigate utilizzate per costruire le case del sedicesimo secolo poggiano su massi di spigoloso granito dando vita ad una incredibile sinfonia di forza e di simmetria.  In tutto le costruzioni di interesse storico o architettonico sono circa sedicimila. Ed e’ proprio nelle viscere di questi palazzi che ogni anno, durante tutto il mese di agosto, si accende e rinasce la vita sotto forma di teatro, musical, commedia, danza, opera ed ogni altra invenzione che la mente umana possa concepire e mettere in atto su di un palcoscenico. Qui si incrociano le idee e le strade di artisti professionisti, di semplici debuttanti, di registi affermati ed alle prime armi, di compagnie in tournee che includono senza esitare una tappa di un paio di settimane o piu’ nella capitale scozzese e di attori che si esibiscono per la prima volta di fronte ad un pubblico pagante. Il castello con i suoi mille e piu’ anni di storia vigila dall’ alto della rocca di granito e, come possiamo indovinare dalla folla che si assiepa nello spazio adiacente alla biglietteria, si appresta ad ospitare la rappresentazione serale della Military Tattoo, la parata militare. Ma la tentazione e’ troppo forte e, dopo aver letto le recensioni sul programma del festival, decidiamo invece di recarci nello Smirnoff underbelly a Cowgate, che si trova a pochi passi dal Royal Mile, la strada che taglia come una bisettrice il cuore della vecchia Edimburgo. Il palazzo che si erge davanti a noi e’ scuro, maestoso ed anche un po’ minaccioso con la sua porta bordata di nero che ci fa indugiare un po’. Ci pensano le invitanti locandine dai mille colori appese sui  muri come una posticcia tappezzeria ai lati del portone a farci prendere un po’ di coraggio. La ripida scala ci conduce nelle viscere di questo gigante di pietra con i muri spessi almeno un metro e mezzo finche’ arriviamo ad un pianerottolo verdino con una porta blu. Incerti, la socchiudiamo appena e... all’ interno luci, colori, via vai di persone, alcune ancora con il costume di scena addosso, altre con la birra in mano o sedute per terra con una strana luce violetta nei capelli. Ci sono dei salottini rossi con le poltrone rosse e il lampadario di tela rossa. Chi frequenta questa anticamera che sa da girone Dantesco ha l’aria di trovarsi li’ da sempre e di divertirsi un mondo. Il bancone di un bar con un grande orologio bianco e nero appeso fa’ compagnia ad una graziosa signorina vestita da Biancaneve che guarda fuori dalla finestra. Le manca solo la mela rossa in mano – pensiamo noi. La pubblicita’ degli spettacoli in programma oggi viene puntualmente affissa anche nei bagni, anch’ essi di un incerto colore verde. Due ragazzi irrompono all’ interno vestiti da donne e si sciacquano via il trucco: uno e’ mezzo inglese e mezzo tunisino mentre l’ altro e’ londinese purosangue. Sono rispettivamente un interprete e lo scrittore/regista di “Waiting for good blow”, che va in scena fra esattamente venticinque minuti. Giusto il tempo di recarci al box office per acquistare i biglietti (sette sterline) e li seguiamo giu’ per un’ altra rampa di scale che scende sempre piu’ profondamente nel ventre del palazzo, fino ad arrivare ad un antro con delle alte volte di pietra che un tempo doveva servire probabilmente da cantina. Troviamo gia’ pronto il direttore delle luci mentre gli artisti dello spettacolo precedente stanno sbaraccando la scena della loro rappresentazione appena terminata. Un manichino senza testa viene implacabilmente trascinato fuori e nascosto dietro alle quinte sostenute da travature metalliche; bastano due poltrone, un divano ed un tavolino ed ecco approntata la scena per “Waiting for good blow”. Ci godiamo la commedia dei tre ragazzi che condividono le loro paure, speranze ed ansie nell’ ora di attesa che li separa dall’ arrivo di una prostituta che hanno appena contattato al telefono e che sta per raggiungerli nel loro appartamento. Ben interpretato e divertente. Alla fine ci congratuliamo con Nick Norman, il ventottenne scrittore e regista della commedia che ci da’ appuntamento per l’ indomani a qualunque ora sul Royal Mile. Gia’, il Royal Mile. Questa che si estende dal castello fino allo Holyrood palace, un palazzo degli Stuart che serve ancora oggi come una delle residenze della famiglia regnante, e’ la via piu’ vivace di Edimburgo e diventa ogni anno l’ anticamera degli spettacoli. Lungo la strada ci sono attori che interpretano spezzoni delle loro commedie, come un trailer per invogliare i passanti a comprare il biglietto per la loro rappresentazione, altri si inventano ogni sorta di stranezza per attirare l’ attenzione e porgere il depliant del loro spettacolo. Appena arrivati troviamo gli interpreti di “The Ghost May Laugh”, con addosso le uniformi della prima guerra mondiale, in piedi sopra ad una sedia intenti a  declamare la loro storia di fantasmi. Piu’ avanti ci sono dei ragazzi distesi in mezzo alla via e coperti da un telo rosso che strillano il titolo della loro commedia sventolando come bandierine i propri foglietti. Gli attori di “The Wild Party” scelgono invece una tattica diversa: se ne stanno immobili come statue occupando il Royal Mile in tutta la sua larghezza . Non si puo’ fare a meno di notarli. Nick Norman ed il suo collega sono vicini alle cabine telefoniche, vestiti da donne come il giorno prima quando avevano fatto irruzione nei bagni dello Smirnoff underbelly per togliersi il cerone. Poco distante da loro passa un poveraccio legato con del nastro nero e giallo di nylon e portato a spalla da un suo amico medico mentre un poliziotto inglese seduto su di una sedia a rotelle urla ad una robotizzata geisha giapponese. Un timido ragazzo vestito di nero e con un gran cappello sul capo si infila aghi grossi come ferri da maglia dentro un avambraccio ed una avvenente ragazza di colore si accapiglia con il suo obeso datore di lavoro. Dobbiamo decidere cosa vedere stasera ed il nostro sguardo si posa sul manifesto di Shakti: “The Shaman, Winds of Bon”. Lo spettacolo si svolgera’ in The Garage, Grindaly Street Court, esattamente alle ore 21.00 (10 sterline).
In realta’, scopriamo poi, The Garage altro non e’ che una scuola elementare ovviamente a riposo durante il periodo estivo e debitamente trasformata per ospitare gli spettacoli del Festival. Veniamo fatti accomodare su delle panche di legno dipinto di nero davanti ad un palcoscenico da cui pendono degli abbondanti drappi multicolori. Una premurosa giapponesina passa tra il pubblico ad offrire un graditissimo sake’ per metterci dell’ umore giusto, mentre la musica pian piano invade la stanza e le luci si abbassano. Ed ecco apparire Shakti, giapponese anch’ essa, che si esibisce in una serie di danze sensuali e di mimi mozzafiato. Apprezziamo molto oltre allo spettacolo anche le luci e la scenografia. Benche’ sembri tutto improvvisato, soprattutto l’ allestimento, in realta’ nulla e’ lasciato al caso, Shakti e’ una danzatrice professionista che fa’ tournee in tutto il mondo. Lasciamo la scuola adibita a teatro e risalendo la via che gira intorno al castello incrociamo la bolgia di spettatori che sfollano dal Military Tattoo. Ci ripromettiamo di dedicare una delle prossime serate a questo spettacolo militare che tutti dicono straordinario, anche se ormai non abbiamo piu’  dubbi: Edimburgo sara’ per noi il piu’ possibile figlia del caso, ci lasceremo guidare dal nostro istinto per stare in compagnia di sciamani, spettri, ballerine, e quant’ altro ancora bussera’ alle porte della nostra mente, durante le strane notti dell’ Edinburgh Fringe Festival.